“… Sensazioni tramutate, pittoricamente, in
paesaggi metropolitani che ‘ raccontano’ di un
istante, di una fuga, di un rientro. Fughe e rientri, dunque,
attimi di un incrocio colti come in un fotogramma del film
‘Smoke’ di Wayne Wang e come esso sempre uguali
a se stessi oppure irripetibili, un pò anche ‘degli’
Edward Hopper per cui abbiamo tolto ‘limiti e confini’
per giungere alle periferie dell’anima ...”
Maria Cristina Nascosi. Ferrara.
“… la Cacucciolo usa il pennello disegnando con
il colore, cogliendo guizzi di luce, attimi fuggenti…..Protagoniste
sono le periferie, intese come un percorso fatto di racconti,
immagini, flash di un viaggio in cui si coglie la voglia di
fuggire per poi ritornare arricchiti dall’esperienza
di orizzonti più aperti. Infatti gli spruzzi di azzurro
alludono proprio a questo desiderio di libertà, l’azzurro
ci riporta al cielo aperto e infinito…..Loredana Cacucciolo
riprende il volto delle città così come oggi
ci appare, con quegli elementi particolari che parlano della
nostra società tecnologica: ecco così i distributori
di benzina, i cartelli stradali, elementi che ormai fanno
parte del nuovo tessuto urbano e che l’artista descrive
con freschezza e con trasporto emotivo…..Cerca il movimento
dipingendo periferie e città che sembrano viste in
corsa….., anche la pennellata diventa veloce, scattante
come una sciabolata per catturare il ritmo vorticoso della
vita metropolitana. Però l’artista in particolare
ci propone le visioni malinconiche della periferia desolata
e ben lontana dal frastuono e dal caos delle metropoli..…in
questa atmosfera dimessa…..ci invita a riflettere e
a considerare che il tempo corre come le macchine, come il
progresso, ma rimangono immutati i sentimenti dell’uomo,
la poesia e la voglia di libertà ...”
Gabriele Turola. Ferrara
“… Le sue opere sono straordinarie, spiazzano,
spaesano: non c’è il paese nelle sue opere. Potrebbero
sembrare situazioni del paese quelle che vediamo nelle sue
opere: l’incrocio, il bar. Invece, ci sono queste strade,
senza persone, che hanno qualcosa delle città del Sud,
ma sono colte nello straniante, nello spaesamento. C’è
l’incrocio che insiste: ecco lo svincolo, i semafori,
gli stop, i segnali stradali. Anche l’incrocio, la croce,
è una figura del due, dell’apertura. E da questa
croce si aprono scenari che partono dal quotidiano, assolutamente
banale – qualche macchina qua e là, qualche strada
deserta – per portarci ad una situazione che invece
è profondamente inquietante straniante, per questa
quieta desolazione, che non è il deserto, ma qualcosa
che riguarda la via della solitudine, la solitudine come condizione
per pensare, la solitudine per riflettere…..”
Sergio Dalla Val. Bologna.
“... La sua pittura, è soprattutto gesto, movimento,
dinamismo, consapevolezza delle cose, conoscenza ma anche
libertà, varietà e creatività. Le sue
‘ periferie’ sono ambienti noti, visti e rivisti
mille volte con gli occhi della fisicità, ma che nella
pittura si trasfigurano in altre immagini, sempre diverse
ogni volta che si guardano; dietro pennellate veloci, guizzanti,
tratteggiate, graffiate, corpose si celano strutture massicce
piene di storia e nello stesso tempo antiche e moderne. La
pittura di Loredana Cacucciolo è certamente una pittura
degli occhi, dello sguardo, uno sguardo fugace, veloce, dinamico,
ma mai superficiale, chiaro nel far percepire le cose e coinvolgere
nel contempo l’immaginazione. L’impatto con la
realtà, con le forme di questa natura metropolitana,
avviene per un processo di trasfigurazione, attraverso la
semplificazione delle forme, la razionalizzazione dei tratti
che tocca in molti casi l’astrazione…..E Loredana
non va lontano a cercare l’oggetto della sua ricerca,
si ferma a ritrarre, in atmosfere intimamente liriche:.....la
periferia.....Le ‘periferie’ di Loredana Cacucciolo
non sono certamente una denuncia sociale di quello che la
periferia significa nel nostro tempo e nei nostri ambienti
urbani, piccoli o grandi che siano esse sono una proposta
di visione nuova…..che alterna sentimenti di malinconia,
solitudine, ma anche di vita inquadrata solo di sfuggita,
da lontano attraverso la macchia di una finestra, di una persiana
aperta o di una porta ...”
Maria De Mola. Fasano.
“... Anche la città delle persone è una
città di inquietudini. Quella di Loredana Cacucciolo,
quasi una novella Mary Cassatt che, con una pennellata vibrante,
luminosa, fortemente impressionista, racconta letti sfatti
che parlano d´amore e abbracci che sfidano gli orrori
della guerra ...”
Alessandra Radaelli
“... Tratteggi urbani, dettagli industriali, scene
di interni sono tracciate da gesti fugaci, quasi confusi,
in cui a stento si riconosce la figura umana. Il latente gioco
prospettico, il dinamismo del tratto, la leggerezza dei toni
attribuiscono ai paesaggi suburbani un'entità quasi
contemplativa e alle scene di interni una sensualità
raffinatissima. Lo spettatore è catturato un attimo
in più a scrutare i lavori, quello necessario a cogliere
i dettagli che seppur nella precarietà e trepidazione
della pittura sono stilati con cura. Inconscia la gestuale
tecnica, segnico il tratto, empatica la verve artistica.
Evidenti i tratti della mano artistica, quasi si possano contare
le pennellate che hanno determinato la stesura generale dei
lavori, consolidate dall'esperienza, compatte su una superficie
che si presta ad essere eccitata dalla vitalità dei
toni, dinamizzata dall'olio.
Quando il supporto si ispessisce il ‘non finito' del suo
stile esce di scena dal sipario artistico rasserenando con
garbo l'osservatore che entusiasta applaude il tripudio emozionale
della resa. I lavori della Cacucciolo si indagano da vicino
e si inquadrano da lontano: ed ecco che la compiutezza e l'integrità
emergono quasi per incanto e aiutano a comprendere quanto
complessa sia la realizzazione di un capolavoro contemporaneo
...”
Anna Soricaro
D.O.V.E.
Dietro Ogni Vivida Espressione
Dove
c’è arte c’è sempre un’espressione fervida di chi produce.
Dove
c’è arte c’è applicazione e istinto.
Dove
c’è arte c’è poesia.
Dove
c’è passione, impeto, dedizione si creano opere d’arte.
D.O.V.E. è un iter espositivo ricolmo di tappe, è il lungo
percorso di un’artista che ha sostato in disparati ‘dove’ per
esprimersi con una ‘uguale differenza’: Loredana Cacucciolo,
eroina del lungo viaggio, magicamente visita interni ed esterni
con abile rapidità .
Le
opere di D.O.V.E. semplicemente ritraggono periferie urbane ora
notturne, desolate o spoglie ora ricolme della frenesia
architettonica; ma non solo.
L’arte
della Cacucciolo è immaginazione nei letti stravolti da notti
consumate ispirata dalla scrittura di Bukowski, è trattazione
nei salotti accuratamente arredati, è fascino nella soavità
delle linee disegnate, è racconto negli esterni urbani. Con
maestria l’artista si districa tra pittura e disegno passando da
rapide pennellate prevalentemente grigio a segni di colore che
individuano rotondeggianti immagini evidenziando versatilità e
adattabilità.
Si
dice che la pittura, meglio l’arte, abbia la capacità di fare e
disfare, creare e inventare anche laddove esiste il nulla:
l’abilità dell’arte della Cacucciolo sta nell’affidare azione
alle identità stabili con la rapidità di un effetto che
inquadra e squadra, un gesto che si rende noto solo da lontano e
si offusca, divenendo quasi incomprensibile, da vicino.
Superando i confini della sveltezza, quando la mano circostanzia
i soggetti, si affida alla rilassatezza dei toni e si riposa per
curare ogni dettaglio .
I
diversi interpreti di ogni ricerca, spesso luoghi, raramente
personaggi, sono come silhouettes fatte di linearità flessuosa
che si stagliano nello spazio pittorico fatto di calibrato
ordine, riproposti in macroscopiche e microscopiche
trasformazioni danno vita ad una infinità di variazioni.
D.OV.E.
per Loredana Cacucciolo è un viaggio che ripercorre le tappe
della sua creazione, partendo da pacate periferie e risalendo i
caratteri ancestrali come linee guida che le servono da epilogo
non definitivo della sua energica e genuinità artistica. Ne
nasce così una pittura sbigottita nella quale la capillare
traccia lasciata dalla mano traduce i ritmi della vita, mentre
il colore, sapientemente usato, si trastulla con le forme
trasmettendo una energica esuberanza. Ogni immagine si concerta
in una infinità di tessere che, come le parti di un puzzle,
trovano senso solo in stretto rapporto con il tutto; come in una
esplorazione in cui il ‘d.o.v.e. andare’ diventa secondario
quando spazio e identità tacciono sapientemente ‘dietro ogni
vivida espressione' plasmando impareggiabili capolavori .
Anna
Soricaro
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